Il Tema

 

 

 

 

 

Per questa ragione, quand’era possibile, si viaggiava e soprattutto si trasportavano le mercanzie per le vie d’acqua, non soltanto per mare ma anche lungo i fiumi.

I fiumi navigabili erano numerosi, nella Penisola italiana, e soprattutto nell’area settentrionale: si procedeva a bordo di apposite imbarcazioni, e il legname scendeva la corrente caricato su apposite zattere. Per risalire la corrente, le imbarcazioni venivano trainate da cavalli che procedevano lungo le vie alzaie. Lungo i fiumi erano installati complessi portuali dei quali si sono perse le tracce.

La ferrovia cancellò rapidamente quell’organizzazione, mutando il paesaggio, costringendo gli uomini a nuovi mestieri.

Il passaggio dai trasporti fluviali a quelli ferroviari fu all’insegna della velocità. Sull’acqua si viaggiava per giorni, lungo i binari in poche ore. Cambiarono le abitudini, i rapporti familiari, i modi di abitare e di vestire. Si ridusse, col tempo impegnato, anche la fatica, perché il traino era affidato a un mezzo potente (la locomotiva) e si trasportavano grandi masse di mercanzie.

I commerci si svilupparono lungo direttrici differenti, non più vincolate dal percorso dei fiumi (com’era avvenuto per secoli) ma lungo nuovi itinerari “artificiali” (le linee ferroviarie). Cambiarono le relazioni fra le città, fra zone montuose e pianure, e si accorciarono le distanze.

 

LA FERROVIA COME ELEMENTO DI TRASFORMAZIONE URBANISTICA

Fin dalle origini l’inserimento, in una città, della stazione ebbe un ruolo determinante nell’evoluzione urbanistica, comportando, in particolare nelle grandi città, la trasformazione degli schemi viari (apertura di nuove piazze e nuove strade), l’abbattimento di mura di cinta, più tardi l’ampliamento e riordinamento in dipendenza dello sviluppo degli impianti ferroviari. In funzione della ferrovia si dimensionarono le nuove zone industriali. La stazione costituì un polo di attrazione dell’abitato.

 

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